Il passaggio dall’ideazione all’atto suicidario: quali variabili intervengono in questa dinamica complessa?

suicidioIl suicidio rappresenta laseconda causadi morte tra gli adolescenti. Una profonda comprensione dei fattori e delle differenze individuali, che possono favorire questo fenomeno, è di grande importanza per delineare percorsi di prevenzione e trattamento più efficaci, al fine di ridurre l'enorme portata di questa emergenza sociale.

In particolare, alcuni studi si sono soffermati su cosa influenza la transizione dall'ideazione all'atto suicidario, cercando di approfondire le differenze tra coloro che presentano solo ideazione suicidaria e coloro che hanno attuato dei tentativi di suicidio, in modo da indagare eventuali variabili che intervengono in questo passaggio. Nel 2015 Klonsky e May hanno sviluppato la "Three-Step Theory (3ST)" del suicidio, ipotizzando l'esistenza di tre fattori determinanti per il passaggio dall'ideazione all'atto suicidario. Nello specifico hanno individuato: il dolore (psicologico) e sentimenti di disperazione, assenza di connessioni significative con gli altri o con il proprio ambiente e l'accessibilità ad oggetti che possono contribuire alla messa in atto del comportamento suicidario.

Tra le variabili che vengono indagate e delineate come possibili fattori di rischio risulta senz'altro l'impulsività, il cui peso appare però controverso. In generale, l'impulsività è definita come la tendenza ad avere reazioni rapide e non pianificate a stimoli interni ed esterni, senza riguardo per le conseguenze delle suddette reazioni. Vari autori ne riconoscono l'importanza, ma se da un lato l'associazione tra impulsività e tentato suicidio appare in linea con un deficit di inibizione e di stima delle conseguenze, presenti in individui con alle spalle atti anti-conservativi, dall'altra sembra piuttosto che "l'essere impulsivi" influenzi lo sviluppo di altre problematiche, considerate fattori di rischio suicidario, come problemi esternalizzanti. In particolare, i comportamenti esternalizzanti legati a maggiore rischio di compiere un tentato suicidio sembrano essere associati a problemi di condotta e violazione delle regole. Gli individui con alta impulsività inoltre sono più vulnerabili a deficit di regolazione emotiva, che è correlata a problemi sia internalizzanti che esternalizzanti e ad una maggiore propensione all'ideazione suicidaria.La disregolazione emotiva sembrerebbe aumentare l'ideazione suicidaria ed incrementa il rischio di un tentativo suicidario soprattutto nei soggetti che mostrano condotte autolesive. Tra i problemi internalizzanti, l'alessitimia, definita come l'incapacità di identificare e descrivere le proprie emozioni, sembrerebbe essere una condizione più frequente tra coloro che hanno alle spalle un tentativo di suicidio rispetto a coloro che sperimentano la sola ideazione suicidaria. In aggiunta a quanto detto, un altro fattore di rischio importante per l'attuazione di una condotta anti-conservativa risulta essere la familiarità psichiatrica, in quanto, avere un membro della famiglia con una malattia psichiatrica, predispone sia ad una vulnerabilità genetica che ambientale allo sviluppo di un disturbo mentale.

In conclusione, molti studi in letteratura considerano i problemi internalizzanti come fattori di rischio per la propensione all'atto suicidario. Tuttavia, allo stesso tempo, non sono da sottovalutare i fattori esternalizzanti, l'impulsività e la condizione alessitimica, in quanto anche essi sembrano svolgere un ruolo  nel determinare il passaggio all'atto suicidario.

 

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Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - U.O. Neuropsichiatria Infantile

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